martedì 12 maggio 2009

I mei scarabocchi / Moje škrabotine


Primavera / Пролеће

La delicatezza del fiore di ciliegio, la sua effimera e radiosa fioritura, esprime la virtù del non attaccamento.
I suoi petali si aprono tutto di un tratto per annunciare la primavera e poi, all’improvviso, cadono, lasciandosi trasportare dal vento: la loro imprevedibilità, squisitezza e caducità, ricordano la nostra stessa fragilità, il trascorrere della vita che offre tanti accadimenti inattesi.

Una vita che sboccia porta con se anche il suo inevitabile declino, ma la saggezza sta nel saper godere quest’esplosione, meditando sulla sua transitorietà.



Нежност трешњиних цветова, њихова неухватљивост блиставог цветања, исказује сву врлину непристрасности.

Отворе се изненада да би најавили пролеће а затим, неочекивано, својим латицама стварају бехар који се препушта ветру. Њихова непредвидљивост, префињеност.., па својим отпадањем латица, подсећају на сам живот; на нашу слабост, непредвидњивост догађаја и пролазност, јер живот који процвета са собом носи и своје незаобилазно опадање.

Мудар је онај ко уме да ужива ту експлозију и удуби се у привременост, а ти од твоје трешње пуно тога можеш да научиш.

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L'eternita

“La mente deve farsi semplice, quieta.
Deve essere quieta…
In quel silenzio,
si argina l’etterno”.

Krishnamurti


Proiettarsi in avanti od ormeggiarsi sul passato,
non aiuta a cogliere il senso dell’eternità…
ma puoi riuscirci se liberi la tua mente e
RIMANI NEL PRESENTE.


In ognuno di noi dimora l’eternità! Per conoscerla, per incontrarla, bisogna portare la mente nell’istante, nel presente vuol dire nell’ “Ora e Qui”.
Più la mente è occupata e piena di pensieri, più spazio lascia alla propria logica che impedisce il presente, l’istante quindi l’intuizione e la sensibilità, così ci sbarra passo nel immergerci nell’eternità…
Nel pensiero di tutte le Tradizioni, l’uomo ha sempre ritenuto che nel staccarsi dalla vita di tutti i giorni fosse presente l’apertura all’incontro con qualcosa di meraviglioso, di misterioso, d’originale.
Solo quando riusciamo ad impedire alla logica di orientare la mente sulle cose di tutti i giorni, possiamo incontrare l’istante e dare un valore alla nostra vita.
Occorre iniziare a distaccarsi dal passato, smettere di rievocarlo. Altrettanto non bisogna proiettarsi nel futuro e di pensare che la nostra vita si realizzi solo in conformità a ciò che avremo, ai progetti che stiamo operando.
Si tratta di esistere vigenti a noi stesi per tutto il tempo, in ogni cosa che facciamo.
Questa presenza nell’ ”ora e qui”che da inizio alla conoscenza del Sé.


Essere infinitl nel"Qui ed Ora"
Qualora stiamo facendo una cosa che ci risulta difficile, quando siamo immersi nei nostri pensieri e nei nostri dubbi affermiamo questo concetto:
IO, chiamandoci per nome, SONO QUI.
Poi rimuoviamo il soggetto e pronunciamo SONO QUI.
Togliamo poi il qua, il luogo e diciamo SONO.
Nel momento in cui iniziamo a dirci SONO cominciamo a respirare. A trasformare il verbo dal finito all’infinito ESSERE.
Vediamoci con la mente di ESSERE. Non più IO SONO ma ESSERE. Via, via che ponderiamo all’ESSERE diveniamo infiniti. Il nostro universo si dilata. Il nostro presente diventa sempre più intenso.

Non c’è quello che accadeva prima, non c’è quello che accadrà dopo. C’è solo il QUI ED ORA
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L’efficacia di quest’esercizio dipende dalla ripetizione continua dello stesso, finché si arriva ad eseguirlo in modo del tutto spontaneo.

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Negli affetti non è importante capire, ma comprendere. Contempla le cose più che giudicarle. Comprenderai che… CAPIRE NON BASTA
Da shiatsuka nonostante la mia pratica assidua, non ho mai visto immergersi qualcuno nella propria essenza perché ha “capito”. L’ambito degli affetti si trova su un altro pendio rispetto all’ambito del capire. Ciò che serve più che altro è la comprensione.
Comprendere le cose non vuol dire capirle, ma cederle li. Lasciarle dimorare nella nostra mente senza giudicarle, senza interpretarle. Soltanto vederle, senza osservarle, analizzarle, scrutarle. Nel momento in cui noi interpretiamo, se andiamo alla caccia di capire, di spiegare, chiarire disperdiamo l’energia che c’è nel fatto che abbiamo compiuto o che percorriamo.
Lasciamo che le cose si compiano e osservandole comprenderemo il loro senso. Se sono geloso, irritato, invidioso e aspiro di capire le ragioni, le cause, finisce che entro in un groviglio da cui non esco più. Se invece accetto che questi sentimenti, pur spiacevoli se ne stanno li fermi nella mia mente, quindi li udirò dolcemente sfumare e mi verrà da sorridere.

Se comprendo me, abbraccio pure tutti gli altrii!


venerdì 24 aprile 2009

Racconti vari / Razne priče

Kup Manduk

Un giorno, nel piccolo pozzo in cui una rana è vissuta tutta la sua vita, salta una rana che dice di venire dall’oceano.
“L’oceano? E cos’è?” chiede la rana del pozzo.
“Un posto grande, grandissimo”, dice la nuova arrivata.
“Grande come?”
“Molto, molto grande.”
La rana del pozzo traccia con la zampa un piccolo cerchio sulla superficie dell’acqua:
“Grande così?”
“No. Molto più grande.”
La rana traccia un cerchio più largo.
“Grande così?”
“No. Piu grande.”
La rana allora fa un cerchio grande quanto tutto il pozzo che è il mondo da lei conosciuto.
“Cosi?”
“No. Molto, molto più grande”. dice la rana venuta dall’oceano.
“Bugiarda!” urla Kup Manduk, la rana del pozzo, all’altra. E non le parla più.

Jednog dana, u jedan mali bunar u kom je ceo svoj život provodila jedna žaba, uskoči druga žaba i reče da stiže sa okeana.
"Okean ? A šta je to?"
upita žaba domaćica.
"Jedno veliko mesto, ogromno." odgovori žaba gošća.
"Koliko veliko"?
"Jako, jako veliko."
Bunarska žaba opiše, svojom šapom, jedan mali krug na površini vode i pita:
"Ovoliko veliko?"
"Ne. Mnogo veće."
Bunarska žaba opiše veći krug i ponovo pita:
"Ovoliko?"
"Ma ne. Mnogo veće."
Žaba domaćica prepliva u krug celog bunara, koji je za nju sav svet, i opiše velik krug pa upita:
"Veliko ovoliko?"
"Ne. Mnogo, mnogo veće."
odgovori joj žaba gošća.
"Lažljivice!" uzviknu Kup Manduk, bunarska žaba, novo pristigloj.
I zaroni na dno bunara.

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Tazza piena / Puna šolja

Un noto inteletuale si recò un giorno da un Maestro giapponese dell'era Meiji (1868-a 1912), gli dichiarò: "Sono venuto a informarmi sullo Zen, su quali siano i suoi principi ed i suoi scopi". "Posso offrirti una tazza di tè?" gli domandò il maestro. E incominciò a versare il tè da una teiera. Quando la tazza fu colma, il maestro continuò a versare il liquido, che traboccò.

"Ma che cosa fai?" sbottò il filosofo. "Non vedi che la tazza é piena?"

"Come questa tazza" disse il maestro "anche la tua mente è troppo piena di opinioni e di congetture perché le si possa versare dentro qualco'altro. Non posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?"

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Jedan poznat intelektualac, mnogo stimulisan na svom univerzitetu, jednog dana se predstavi jednom, japanskom mudracu, učitelju iz doba Meiji (1868 – 1912), izjavljujući:
“Puno se priča o Vašoj mudrosti i praktikovanju, pa sam došao da mi razjasnite te Vaše znanosti.” Učitelj ga prihvati, ponudi mu da sedne i pozva jednog učenika da pripremi čaj za gosta. Kad čaj beše skuvan učenik ga donese, a učitelj naredi da se gost služi. Učenik poče da sipa čaj, a kad napuni šolju zaustavi se.

No, učitelj naredi: “sipaj, sipaj!" Učenik poslušno nastavi da doliva čaj koji poče da se izliva iz šolje, dok učitelj nastavi: “sipaj, sipaj, dolivaj!" I bez obzira što se čaj preliva, preko šolje dok ga učenik doliva, učitelj insistira: “sipaj, sipaj, napuni šolju!” U jednom trenutku gost ne mogavši više da se suzdrži uzviknu: “Dosta, zar ne Vidite da se sav čaj izliva!"

A učitelj, mirnim glasom, odgovori: “Kao što je ova šolja puna čaja, tako je i tvoja glava puna ubeđenja. U njoj nema više mesta. Ničim ti ja ne mogu koristiti. Ničem te ja ne mogu naučiti.”

mercoledì 22 aprile 2009

Dichiarszione d'amore

“Amor, c’ha nullo amato
amar perdona,
mi prese del costui piacer si forte,
che, come vedi,
ancor non m’abbandona”

Così Dante, nel V canto dell’Inferno, descrive passione amorosa. Lo stesso Aristotele affermava che “l’amato determina il movimento dell’amante”! L’amore non lascia negare alcuna cosa all’amante che rapito dall’amato si lascia trasportare in mondi che vanno al di là dell’immaginabile. Coloro che sommeton la ragione al talento, amano fino alla follia, alla perdita dei sensi e della stessa razionalità che impedisce il completo donarsi all’altro.

Il mio amore universale, invece, è racchiuso e diretto in un’unica direzione - lo Shiatsu. È un amore difficile da spiegare: È come cogliere l'essenza della vita, quella così pura da risultare inafferrabile ai sensi, volatile, che sfugge ai mezzi della compressione logica. È impossibile scrivere di Shiatsu di cui solo esperienza diretta di ognuno può farne sentire il profumo. Posso però, esprimere i modi che rendono possibile avvicinarsi alla conoscenza dei principi, sperando che così possa gettare un “piccolo seme che lasci profonde radici”.

SHIATSU

Shi (dito) Atsu (pressione), pressione con le dita. Pressioni effettuate su tutto il corpo. Nei termini, dito e pressione, è racchiusa l'essenza di questa disciplina, o forse meglio, arte che affonda le sue radici nelle forme di mediazione corporea di tradizione orientale. Fin dalla sua nascita, risalente agli inizi del '900, si caratterizza per la staticità e la concentrazione delle pressioni portate perpendicolarmente con i pollici, i palmi delle mani e i gomiti (a volte anche con il ginocchio, la nocca dell'indice e il piede). Infatti non esistono nello Shitsu sfregamenti, impastamenti, dondolii (ed altre diavolerie); le pressioni entrano in profondità senza scivolare sulla pelle e producono uno stimolo a cui l'organismo della persona coinvolta risponde, recuperando e manifestando dal profondo le proprie risorse vitali.

Negli anni '70 lo Shiatsu si diffonde in Italia come terapia alternativa in risposta alla crescente domanda di salute e alla difficoltà della medicina allopatica a fornire risposte adeguate.

Negli anni '90 lo Shiatsu ha sviluppato un percorso autonomo che ha prodotto forme originali, ma soprattutto ha creato un nuovo spazio finalizzato allo sviluppo di uno stato di migliore vitalità e benessere, di ottimizzazione delle risorse personali, contribuendo a strutturare e ad espandere un nuovo settore che attiene alla qualità della vita e si colloca fuori dall'universo sanitario.

Oggi lo Shiatsu è divenuto un fenomeno sociale che travallca la categoria delle medicine non convencionali e l'universo della new age. Esso è una disciplina autonoma che affonda le proprie radici nelle pratiche millenarie che si sono sviluppate in Oriente, non per la cura della salute o per la prevenzione delle malattie, ma per un pieno sviluppo delle potenzialità vitali dell'individuo. Chi si accosta alla pratica dello Shiatsu incontra una disciplina con un respiro molto vasto, in grado di stimolare la vitalità della persona, migliorandone la qualità della vita, qualunque sia la condizione iniziale. Non è quindi rivolto solo a persone malate ma a tutti coloro che sono interessati ad esprimere il meglio di sé a tutti i livelli: psichico, fisico, emozionale, relazionale, ecc.

Lo Shiatsu risponde ad una domanda precisa e presente dell'attuale società: benessere e miglior qualità di vita, maggior consapevolezza nella gestione responsabile del benessere individuale e colletivo e costituisce una risposta, semplice, efficace e alla portata di tutti.

Definizione

Lo Shiatsu è una dosciplina evolutiva.
Lo shiatsu valorizza le risorse vitali di ambedue le persone coinvolte nella pratica, permettendone la migliore espressione secondo le potenzialità, i tempi e le modalità peculiari
di ciascuno.
Lo shiatsu genera una migliore qualità della vita qualsiasi sia l'età, la condizione e lo stato
di benessere/disagio dei soggetti coinvolti.
Lo shiatsu non è una terapia alternativa, non è una medicina non convenzionale,
non è un massaggio terapeutico, sportivo o estetico.

Lo Shiatsu è un'Arte autonoma che si fonda su un insieme di modelli appartenenti alle tradizioni cinesi e giapponesi, nasce quindi in un contesto culturale differente da quello occidentale moderno.
Lo Shiatsu è rivolto a favorire il libero fluire del QI/KI, principio base unitario di tutti i fenomeni naturali compreso l'essere umano.

Il "QI/KI" si manifesta e viene percepito sia come funzione che come forma."QI/KI" viene comunemente tradotto in italiano con il termine "Energia".


I protagonisti Tori e Uke

Nell'incontro Shiatsu, intensamente coinvolte nella pratica, partecipano due persone. Apparentemente, solo una delle due è attiva, perchè compie i gesti e opera le pressioni, l'altra appare passiva perchè il suo compito è restare rilassata a farsi premere. In realtà, non esistono parti passive nello Shiatsu. La comunicazione e il cambiamento coinvolgono ambedue gli attori dell'incontro e possiamo dire che è la persona che riceve le pressioni la più attiva, visto che in genere, è quella che cambia maggiormente. Non è facile trovare termini semplici ed esaurienti che riescano a definire i due soggetti di un incontro Shiatsu. Esclusi termini come terapista, paziente, malato, guaritore, sofferente, medico alternativo... che sono totalmente estranei al "fenomeno Shiatsu", restano parole come operatore, praticante, persona trattata, ricevente... che in realtà non rendono comunque l'idea della collaborazione attiva tra lo stimolo della pressione e la risposta vitale della contro-pressione. Per cui adottiamo due ideogrammi che nella loro intraducibilità letterale, rendono necessaria una spiegazione più ampia e assumono significati che si avvicinano maggiormante al ruolo attivo che i due protagonisti di un incontro Shiatsu assumono.


Tori - colui che esegue in modo manifesto e visibile
Uke - colui che esegue in modo nascosto e invisibile

La seduta di Shiatsu
Di solito comincia con un colloqui di pochi minuti che permette all'operatore (Shiatsuka* / Tori**) e al ricevente (Uke***) di conoscersi meglio.

Durante l'incontro vero e proprio il dialogo fra Tori e Uke, continua ad altri livelli: non si comunica più con le parole, ma attraverso il contatto pressorio intenso, consapevole e profondo delle mani sul corpo. La pratica si svolge a terra, su un apposito materassino; questo permetterà all'Uke di abbandonarsi completamente, lasciando andare ogni tensione, senza sentirsi sospeso o preoccupato di cadere, come potrebbe accadere su un lettino. Anche Tori in questa condizione potrà lavorare più agevolmente, e sistemare il corpo di chi riceve, nelle posizioni più idonee, che possono essere assunte da Uke: sdraiato prono, semiprono o supino, disteso su un fianco, ma anche seduto per alcune particolari manovre sul collo e sulle spalle.

Al termine dell'incontro, Uke rimarrà ancora alcuni minuti sdraiato, in uno stato di piacevole abbandono, mentre il corpo lentamente e gradualmente riprende il contatto con la realtà circostante.
Nella seduta Shiatsu
Già dall'inizio dell'incontro, i livelli evuluti di percezione e di comunicazione, portano Tori ad un'azione irriflessa di scelte, movimenti, contatti e pressioni non valutate razionalmente ma operate in una condizione di "alternata coscienza" in cui spontaneità e automatismo guidano i movimenti delle mani. Tra i protagonisti inizia un dialogo (verrebbe da dire un elegante balletto) in cui stimolo e risposta si susseguono senza interruzioni; le richieste mute di Uke vengono colte prima ancora che si esprimano in modo compiuto; le pressioni portate creano nuovi equilibri manifestando nuove richieste e nuovi stimoli che ricevono dalla mano sapiente di Tori, in un artistico comporsi e ricomporsi di equilibri-squilibri, che accompagnano i protagonisti a livelli sempre più elevati di benessere e vitalità. Senza alcun dubbio lo Shiatsu è arte in quanto l'intensità, la durata, il ritmo, le sequenze, le combinazioni... delle pressioni non nascono da codificazioni o procedure prestabilite, ma dalla libera e creativa interpretazione da parte di Tori della situazione energetica di Uke nella sua condizione originaria e nel suo fluire continuo pressione dopo pressione.
Lo Shiatsu è tutto qui! Semplicemtente, meravigliosamente tutto qui: la comunicazione diretta tra le vitalità dei protagonisti che entrano in contatto, in comunione attraverso un gesto semplice ed essenziale; la pressione delle mani, dei pollici, dei gomiti. Esso si traduce in allentamento delle tensioni, sensazione di calore e leggerezza, miglioramento dell'unore, lucidità della mente, maggior energia e voglia di fare, in una frase: piena espressione delle risorse vitali personali.
Shiatsuka
Se lo Shiatsu è un incontro "particolare" rivolto all'individuo nella sua totalità, anche shiatsuka dovrà essere una persona un pò speciale, che abbia doti che coinvolgano la sua interiorità e che possieda una grande sensibilità per entrare in contatto e in sintonia con Uke per poter mettere in atto, non solo le caratteristiche dello Shiatsu più specificatamente tecniche, ma anche quelle più sottili come la capacità di osservazione, di attenzione e di ascolto dell'altro. Egli deve saper compiere, nei conforonti di Uke, un'azione di profono stimolo personalizzato, che lo investa non solo sul piano fisico più immediato ma anche e soprattutto quello energetico e psichico. Un buon shiatsuka possiede una ben precisa specializzazione e un'ineccepibile preparazione tecnico-professionale acquisita attraverso un percorso di pratica e di studio almeno triennale, seguito da un intenso tirocinio. La sua preparazione, in realtà, non ha mai fine, poichè il tipo stesso di studio e di pratica porta l'allievo, una volta diventato professionista, a sviluppare e conservare nel tempo, l'atteggiamento tipico del ricercatore che studia e si aggiorna in continuazione.
Shiatsuka* colui che pratica professionalmente lo Shiatsu-operatore professionale
Tori** colui che prende con le mani, afferra, raccoglie, riceve, assume...
Uke*** colui che riceve, accoglie, sostiene...

Života_Milena anno 2007 Italy

E-mail: shiatsuka.zp@libero.it